martedì 2 giugno 2026

Quei cattivi odori che non possono essere ignorati: difendere la salute e l'ambiente a Pollena Trocchia

 

Quei cattivi odori che non possono essere ignorati:

difendere la salute e l'ambiente a Pollena Trocchia

Già negli anni Ottanta e Novanta, quando risiedevo al rione Tartaglia, si percepivano i malefici fumi sprigionati dalla combustione di materiale plastico, che certe persone irresponsabili bruciavano per ricavare il rame da materiali rubati. E ancora oggi, in diverse zone di Pollena Trocchia, numerosi cittadini segnalano la presenza di odori particolarmente intensi e sgradevoli, spesso riconducibili alla combustione di materiali plastici o di altri rifiuti. Si tratta di episodi che generano preoccupazione, disagio e un crescente senso di allarme nella popolazione. Quando l’aria che si respira assume l’odore tipico della plastica bruciata, il problema non può essere considerato una semplice molestia olfattiva: si entra nel campo della tutela della salute pubblica e della difesa dell’ambiente.

Il buon senso, prima ancora delle norme, suggerisce che nessuna comunità dovrebbe essere costretta a convivere con emissioni sospette che compromettono la qualità dell’aria. Ma vi è anche un preciso riferimento ai principi contenuti nello Statuto comunale di Pollena Trocchia, che attribuisce grande importanza alla tutela della salute dei cittadini e alla salvaguardia dell’ambiente e del territorio. Sono valori fondamentali che devono tradursi in un impegno concreto e costante da parte delle istituzioni e della collettività.

La combustione illecita di rifiuti, soprattutto di materiali plastici, può liberare nell’atmosfera sostanze altamente nocive. Gli effetti possono interessare in modo particolare bambini, anziani, persone affette da patologie respiratorie e soggetti fragili. Anche quando gli episodi sono sporadici, essi non possono essere sottovalutati, poiché contribuiscono al deterioramento della qualità ambientale e alimentano una percezione di insicurezza tra i residenti.

Bruciare rifiuti non è soltanto un comportamento irresponsabile: è un fatto che può integrare gravi violazioni delle norme poste a tutela dell’ambiente e della salute pubblica. Quando vengono incendiati materiali plastici, gomma o altri rifiuti speciali, si produce un danno che non riguarda soltanto chi compie l’azione, ma l’intera comunità che subisce le conseguenze dell’inquinamento atmosferico.

Per questo motivo è importante che ogni episodio sospetto venga segnalato tempestivamente alle autorità competenti e che venga mantenuta alta l’attenzione sul fenomeno. La collaborazione tra cittadini, amministrazione comunale, polizia locale, forze dell’ordine e organismi di controllo ambientale rappresenta uno strumento essenziale per prevenire e contrastare tali comportamenti.

Difendere l’ambiente significa difendere la salute. Difendere la salute significa tutelare il diritto dei cittadini a vivere in un territorio sicuro, pulito e rispettoso della qualità della vita. Pollena Trocchia possiede un patrimonio umano, storico e ambientale che merita di essere protetto con determinazione. Nessun interesse privato, nessuna cattiva abitudine e nessun comportamento illegale possono prevalere sul diritto della comunità a respirare aria pulita.

La tutela dell’ambiente non è una battaglia di pochi, ma una responsabilità di tutti. E ogni volta che un cattivo odore invade le strade e le case del paese, è dovere di ogni cittadino ricordare che la salute pubblica e il rispetto del territorio non sono beni negoziabili, ma valori da difendere con fermezza e senso civico. (Carlo Silvano)

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sabato 30 maggio 2026

Conoscere lo Statuto comunale: un dovere civico per ogni cittadino di Pollena Trocchia

  

Conoscere lo Statuto comunale:

un dovere civico per ogni cittadino di Pollena Trocchia

Molti cittadini ignorano persino la sua esistenza, eppure lo Statuto comunale è uno dei documenti più importanti per la vita democratica di una comunità. Non riguarda soltanto il Sindaco, gli assessori, i consiglieri comunali o i dipendenti dell’ente: riguarda tutti. Anche a Pollena Trocchia, conoscere lo Statuto comunale dovrebbe essere considerato un vero dovere civico, perché in quelle pagine sono contenuti i principi, i valori e le regole fondamentali che guidano la vita della città.

Lo Statuto non è un testo tecnico destinato esclusivamente agli addetti ai lavori. È, in sostanza, la “carta d’identità istituzionale” del Comune. Stabilisce quali sono i diritti dei cittadini, quali principi devono ispirare l’azione amministrativa, quali strumenti di partecipazione esistono e quali valori la comunità intende promuovere. Ignorarlo significa rinunciare a comprendere il funzionamento della propria città e il modo in cui vengono prese decisioni che incidono sulla vita quotidiana di tutti.

In un’epoca in cui spesso si parla di crisi della partecipazione e di distanza tra cittadini e istituzioni, la conoscenza dello Statuto potrebbe rappresentare un importante punto di ripartenza. Sapere, ad esempio, che il Comune riconosce la centralità della persona, promuove la solidarietà, tutela la dignità umana, sostiene le famiglie e favorisce la partecipazione democratica aiuta a comprendere non solo i diritti di ciascuno, ma anche i doveri verso la collettività.

Conoscere lo Statuto significa anche diventare cittadini più consapevoli. Chi conosce le regole può partecipare con maggiore responsabilità alla vita pubblica, può controllare meglio l’operato delle istituzioni, può avanzare proposte, difendere i propri diritti e contribuire in modo costruttivo al bene comune. Una comunità cresce quando i cittadini non delegano tutto alla politica, ma scelgono di essere parte attiva della vita civile.

Questo discorso riguarda tutte le generazioni. I giovani dovrebbero avvicinarsi allo Statuto perché rappresenta una scuola concreta di educazione civica e di democrazia. Gli adulti dovrebbero conoscerlo per esercitare pienamente i propri diritti e partecipare con maggiore consapevolezza alle scelte amministrative. Gli anziani, custodi della memoria e dell’identità della comunità, possono trasmettere alle nuove generazioni il valore dell’impegno civico e della partecipazione.

Lo Statuto comunale, inoltre, non contiene soltanto norme organizzative, ma riflette una visione della società. Leggerlo significa comprendere quali siano i principi su cui Pollena Trocchia intende costruire il proprio futuro: dignità della persona, solidarietà, tutela delle fasce più deboli, trasparenza amministrativa e partecipazione democratica.

Per questo sarebbe utile promuovere momenti pubblici di conoscenza dello Statuto nelle scuole, nelle associazioni, nelle parrocchie e nei luoghi di aggregazione. Una cittadinanza informata è una cittadinanza più libera, più responsabile e più forte.

La democrazia locale non vive soltanto nelle aule del Consiglio comunale. Vive soprattutto nella consapevolezza dei cittadini. E conoscere lo Statuto del proprio Comune rappresenta uno dei primi passi per sentirsi davvero parte della comunità di Pollena Trocchia. (Carlo Silvano)

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venerdì 22 maggio 2026

Luce tra le rovine (in memoria di Sara e Lyuba)

 
 Luce tra le rovine

Nel silenzio d’un cantiere spento,
dove il vento passava senza nome,
due anime hanno lasciato la terra
tra le crepe fredde dell’abbandono.

Eppure Dio conosce ogni volto,
ogni lacrima nascosta nella notte,
ogni ferita che il mondo non vede,
ogni passo stanco sulle strade dure.

Nessuna donna nasce per essere merce,
nessun cuore per essere comprato;
siamo tutti figli della stessa luce,
respiri vivi nelle mani del Padre.

Che questa morte parli alle coscienze,
non con rabbia, ma come una campana
che sveglia il sonno dell’indifferenza
e richiama gli uomini alla misericordia.

Perché quando una donna è costretta
a vendere il proprio dolore al buio,
tutta la società perde qualcosa,
e il cielo stesso si fa più triste.

Ma Cristo cammina ancora tra le rovine,
porta pane dove manca amore,
accende candele nelle periferie
e chiama per nome chi il mondo dimentica.

Per loro oggi salga una preghiera lieve:
che trovino pace tra le braccia eterne,
e che sulla terra cresca finalmente
un tempo più giusto, più puro, più umano.

Che ogni donna sia custodita,
amata, rispettata nella sua dignità,
e che nessun uomo scelga mai la violenza
dove Dio aveva seminato vita.

(Carlo Silvano – 22 maggio 2026)

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martedì 3 marzo 2026

Rappresaglia di Ponticelli - Cercola, “Il racconto di mio padre Mario”: memoria familiare di Gennaro Coppola

 

Il racconto di mio padre Mario”:

memoria familiare di Gennaro Coppola

La storia di Gennaro Coppola, ucciso dai tedeschi nel 1943 durante una rappresaglia nazista tra il quartiere napoletano di Ponticelli e il vicino comune di Cercola, vive ancora oggi nel ricordo della sua famiglia.

A tramandarla è la voce dell’insegnante Annamaria Coppola, figlia di Mario e nipote di Gennaro, che racconta quanto ha ascoltato per tutta la vita dal proprio padre: allora quindicenne, testimone diretto di quei giorni tragici e sopravvissuto nascondendosi con la famiglia in un ricovero vicino casa.

In questa intervista emerge una memoria intima e familiare della guerra: la paura, la perdita, la forza di una madre rimasta sola con sette figli e il desiderio, coltivato negli anni successivi, di cercare soprattutto la pace.

Maestra Annamaria Coppola, suo padre, che era presente il giorno in cui suo nonno Gennaro fu assassinato dai nazisti, le ha mai raccontato come si svolse l’esecuzione?

Nei racconti di mio padre, il nonno mandò tutta la famiglia in un ricovero vicino casa e lui rimase lì di guardia. Arrivarono i tedeschi. Uno dei due aveva riconosciuto mio nonno come il salumiere che aveva dato loro del pane nei giorni precedenti e voleva risparmiarlo; ma il suo superiore gli puntò la pistola — o comunque un’arma, non ricordo bene — alla tempia e gli intimò di ucciderlo, altrimenti avrebbe ucciso lui.

Così portarono mio nonno in campagna, dietro casa, e sotto un albero di limoni fu eseguito l’ordine.

Che cosa ricordava suo padre degli ultimi momenti trascorsi prima dell’arrivo dei tedeschi e della decisione di suo nonno di restare a casa?

Mio padre aveva 15 anni e raccontava momenti di grande terrore tutte le volte che suonava la sirena: bisognava proteggere i fratelli e le sorelle più piccoli.

Anche quel giorno corse nel ricovero vicino casa con il resto della famiglia, come il nonno aveva deciso. Fu molto duro lasciarlo lì, a casa, da solo.

Dopo l’uccisione di suo nonno, quali furono le conseguenze per la famiglia e per la vita di suo padre, ancora così giovane?

Non fu facile andare avanti, ma la nonna è stata una guerriera. Aveva sette figli: quattro maschi e tre femmine. I più grandi avevano poco più dell’età di mio padre, quindi erano tutti ancora molto giovani.

Si sono tutti rimboccati le maniche, come si suol dire, e si sono dati da fare: tanti sacrifici e tanto lavoro.

Mio padre ha sempre avuto sentimenti contrastanti nei confronti dei partigiani. In qualche modo pensava che fosse anche colpa loro, perché avevano ucciso un tedesco pochi giorni prima e tutto era iniziato per questo motivo. Era il pensiero di un ragazzino che aveva incontrato più di una volta i tedeschi e non li aveva sempre visti così cattivi; un ragazzino che aveva perso il padre in quel modo.

Ne ha sempre parlato con gli occhi velati di lacrime e, fino ai suoi 93 anni, il suo racconto è sempre stato lucido: era chiaro che gli faceva ancora molto male.

Per suo padre Mario la parola “pace” deve essere stata molto importante…

Penso che, dopo la tragedia che colpì la sua famiglia nel lontano 1943, mio padre abbia sempre cercato la pace: in famiglia, con gli amici e tra i parenti. Ricordo che voleva solo quello; diceva che era la cosa più importante.

È stato un padre con una mentalità aperta, al passo con i tempi, e ha lasciato a noi figli la libertà di scegliere e di fare, già da piccoli, ciò che volevamo. Diceva che dovevamo fare tutto quello che lui non aveva mai potuto fare e apprezzare tutto ciò che la vita ci donava.

Che significato ha avuto per la vostra famiglia il riconoscimento di suo nonno come Caduto per la Lotta di Liberazione?

Mio padre — e di conseguenza anche noi — non abbiamo mai pensato molto al riconoscimento ricevuto: non è mai stato così importante.

Fummo invitati all’inaugurazione del monumento dedicato a tutte le vittime della strage di Ponticelli e ricordo che andammo. Quel monumento, però, oggi è abbandonato a se stesso.

Con questa breve intervista, il ricordo tramandato da Annamaria Coppola restituisce una prospettiva familiare e profondamente umana della guerra. Non solo il racconto della morte di Gennaro Coppola, ma anche la vita che è continuata dopo: la fatica di crescere senza un padre, la determinazione di una madre rimasta sola con sette figli e il desiderio di pace maturato da chi, da ragazzo, aveva conosciuto troppo presto la violenza della guerra.

La memoria di questi eventi, custodita nelle storie di famiglia, continua ancora oggi a dare voce a chi li ha vissuti e a ricordarci quanto la guerra sia capace di spezzare vite, affetti e comunità. Per questo ricordare non significa soltanto guardare al passato, ma anche ribadire con forza la necessità di difendere sempre e ovunque il valore della pace, affinché tragedie simili non debbano più ripetersi. (a cura di Carlo Silvano)

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