lunedì 29 dicembre 2025

Gesù di Nazareth: ebreo nella storia, non strumento ideologico

 

Gesù di Nazaret:

ebreo nella storia,

non strumento ideologico

di Carlo Silvano 

Negli ultimi tempi circolano sui social post che affermano con disinvoltura che Gesù Cristo fosse “palestinese”. Spesso queste affermazioni non nascono da uno studio serio dei Vangeli o della storia, ma da slogan ideologici proiettati sul passato per sostenere conflitti e letture politiche del presente. Il risultato è una confusione che non aiuta né la verità storica né il dialogo tra i popoli. Alla luce dei Vangeli, però, l’identità di Gesù è chiara e non ambigua: Gesù di Nazaret era ebreo.

I testi evangelici non lasciano spazio a interpretazioni arbitrarie. Gesù nasce da Maria, ebrea, ed è inserito esplicitamente nella genealogia di Abramo e di Davide. Viene circonciso l’ottavo giorno secondo la Legge di Mosè, presentato al Tempio, cresce frequentando la sinagoga, osserva il sabato, celebra le feste ebraiche e sale a Gerusalemme per la Pasqua. Parla ai “figli di Israele”, si riferisce alla Legge e ai Profeti come alla sua eredità, e dichiara di non essere venuto ad abolirli, ma a portarli a compimento. Anche i suoi interlocutori lo riconoscono come “Giudeo”, e sulla croce viene affissa l’iscrizione: “Gesù il Nazareno, re dei Giudei”. Tutto questo non è un dettaglio secondario, ma il contesto reale e concreto dell’Incarnazione.

Dire che Gesù era palestinese è un anacronismo storico. Al tempo di Gesù non esisteva una nazione palestinese in senso moderno; la regione era conosciuta come Giudea e Galilea, abitata in larga parte dal popolo ebraico e inserita nell’Impero romano. Attribuire a Gesù un’identità politica moderna significa piegare la storia a una narrazione ideologica, impoverendo il messaggio evangelico e falsando la realtà.

Questa confusione chiama in causa una responsabilità educativa seria. La scuola ha il dovere di insegnare la storia con rigore, distinguendo tra fatti, interpretazioni e propaganda. Non si rende un buon servizio alla pace deformando la verità. Anche i cattolici, e in modo particolare i sacerdoti, hanno una responsabilità ancora più grande. Annunciare Cristo significa annunciare il Cristo reale, non quello adattato alle mode culturali del momento. Tacere o lasciar passare affermazioni false sulla sua identità equivale a indebolire la fede e a rendere il Vangelo un contenitore vuoto, manipolabile.

Riconoscere che Gesù era ebreo non è una posizione politica, ma un atto di onestà storica e teologica. È proprio dalla fedeltà alle promesse fatte a Israele che nasce l’universalità del messaggio cristiano. Gesù non cancella le sue radici, le compie. Solo partendo dalla verità della sua identità si può comprendere davvero chi è Cristo e perché la sua parola parla a ogni uomo, di ogni popolo e di ogni tempo. La verità non divide: educa, libera e rende responsabili.

venerdì 5 dicembre 2025

La complicità del silenzio: quando giustificare il male ferisce la vita e l’anima

 

La complicità del silenzio:

quando giustificare il male ferisce

la vita e l’anima

di Carlo Silvano 

Nel Vangelo, Gesù è chiaro: il male non si limita a ciò che si compie, ma include ciò che approviamo nel cuore. Egli avverte che già i pensieri malvagi e le intenzioni corrotte deformano l’anima: «Dal cuore provengono pensieri malvagi, omicidi, adulteri, furti, falsi testimoni, bestemmie» (Mt 15,19). Così anche chi non compie direttamente un atto ingiusto, ma lo giustifica o lo minimizza, si rende complice di una deriva morale. La fede cristiana illumina le azioni e le scelte e invita ogni uomo a vivere secondo la verità che libera, ricordando che ciò che tolleriamo nel cuore finisce col generare male nel mondo.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma chiaramente che non si è innocenti solo perché non si agisce direttamente: chi approva, difende o banalizza il male, contribuisce alla sua diffusione (CCC 1868). Questa responsabilità morale riguarda chi giustifica comportamenti contrari alla dignità umana, anche se non li pratica personalmente. È la logica dell’indifferenza, condannata da Cristo quando ammonisce: «Chi non raccoglie con me, disperde» (Lc 11,23). La complicità silenziosa permette al male di radicarsi e di sembrare normale.

Alla luce del Vangelo e del Catechismo, alcune delle principali derive morali riguardano azioni che feriscono la vita e la dignità umana: l’odio, la violenza, l’inganno, la manipolazione, l’adulterio del cuore, la pornografia, lo sfruttamento dei più fragili, l’avidità e l’idolatria del denaro, l’ingiustizia sociale e la distruzione della vita innocente (Mt 5,21-22; Mt 5,27-28; Lc 12,15; Mt 25,45; CCC 2258-2279; CCC 2354-2356). Tra queste, la Chiesa sottolinea in particolare due realtà oggi molto dibattute: l’aborto e gli atti omosessuali. L’aborto interrompe volontariamente la vita di un innocente, un gesto che la Chiesa considera gravemente contrario alla dignità della persona umana (CCC 2270-2275). Gli atti omosessuali, seppur riguardanti adulti consenzienti, sono ritenuti moralmente disordinati perché non esprimono la complementarità uomo-donna e non sono aperti alla vita (CCC 2357). La Chiesa distingue sempre tra persona e comportamento: la persona omosessuale deve essere accolta con rispetto, compassione e delicatezza (CCC 2358), mentre gli atti non conformi al disegno di Dio devono essere rifiutati.

Chi giustifica tali comportamenti, anche senza praticarli, sbaglia profondamente, perché legittima ciò che il Vangelo condanna e offusca la verità sull’uomo. La fede cristiana non è una teoria da approvare con il pensiero: è un cammino di conversione, di coerenza, di fedeltà alla verità rivelata. Giustificare ciò che è ingiusto significa tradire il Vangelo, permettere al male di radicarsi e svuotare il cuore di libertà autentica.

Cristo non chiede perfezione, ma sincerità e coraggio. Non possiamo limitare la nostra responsabilità a evitare il peccato: dobbiamo anche opporci al male con la parola, con l’esempio e con la testimonianza. Il giudizio di Dio è la promessa che la verità avrà l’ultima parola, e solo chi vive nella luce del Vangelo sarà libero dal peccato e dalla complicità morale. Ogni cristiano è chiamato a scegliere il bene, anche quando costa, a difendere la vita e la dignità umana, e a rifiutare ogni giustificazione di atti che feriscono la persona. In questo modo, la libertà e l’amore diventano reali, e la società intera viene illuminata dalla luce di Cristo, l’unico vero giudice e Re dell’universo.

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Il presente blog è curato da Carlo Silvano, autore di numerosi volumi. Per informazioni cliccare sul collegamento: Libri di Carlo Silvano